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La compagnia nazionale Raffaele Paganini e Almatanza presenta: Un Americano a Parigi

24 gennaio 2011

Partiamo da una domanda. Chi non ha visto il capolavoro di George Gershwin, “Un americano a Parigi” durante una giornata di svago o di felice ozio? E quindi, chi non si è fatto trasportare da quella bellissima storia d’amore tra Jerry (Gene Kelly), pittore americano trapiantato a Parigi, e Lise (Leslie Caron), orfanella costretta a sposarsi con un uomo che non ama soltanto per gratitudine. Insomma, la trama la conoscete tutti quanti  e conoscete senza dubbio anche la splendida musica che accompagna una delle storie più belle del cinema italiano. Ciò che, invece, dovete sapere oggi è che questo spettacolo andrà in scena al Teatro Italia di Roma da martedì 25, domani, a domenica 30, presentato dalla Compagnia Nazionale Raffaele Paganini e Almatanza, con coreografia di Luigi Martelletta e libretto di Riccardo Reim.

Per la prima volta in Italia in versione balletto, lo spettacolo procede su un triplice percorso unendo l’opera originale all’indimenticabile trasposizione cinematografica di Vincente Minnelli nel 1951 e al dato biografico, rappresentato da elementi della vita stessa di Gershwin. Musiche e canzoni che fanno parte della storia che si uniscono alla danza magica di Raffaele Paganini. La noia della routine di una sala prove di Broadway a metà degli Anni Venti, dove un giovane, promettente musicista troppo raffinato e troppo intelligente si sente irrimediabilmente “allo stretto”: una discussione, la voglia improvvisa di andarsene altrove, volare via in Europa, in cerca di “radici”… Ed ecco Parigi, cuore culturale del Vecchio Continente, ecco un viaggio – soprattutto attraverso se stesso e il proprio talento – forse ancora soltanto sognato, ecco l’esplodere della giovinezza, ecco l’inconscio presagio di una terribile malattia che lo condurrà precocemente alla tomba senza però mai intaccare la sua meravigliosa vitalità di artista…

Gershwin fu davvero, nella sua estrema consapevolezza intellettuale, “un americano a Parigi”, un artista fortemente  anomalo, capace di una sintesi unica e irripetibile tra classico e contemporaneo, tra le musiche di estrazione popolare e quelle di tradizione più nobile, riuscendo come nessun altro a fonderle perfettamente in una miscela di immenso fascino. L’attuale libretto di Riccardo Reim per la coreografia di Luigi Martelletta e l’interpretazione di Raffaele Paganini, senz’altro il ballerino italiano più adatto per la sua straordinaria duttilità a ricoprire tale ruolo, segue quindi il doppio binario dell’opera originale e della sua versione cinematografica al quale però si aggiunge un terzo elemento, ovvero il dato biografico riguardante George Gershwin, lui stesso, neppure trentenne, giovane “americano a Parigi”, dove effettivamente soggiornò, abbagliato dalla cultura europea, amante della tradizione classica, pazzamente invaghito della musica di Ravel… “Viaggio”, dunque, “all’interno della propria stanza”, indagine sul mistero del processo creativo che talvolta può benissimo,  come in questo caso, sposarsi alla “joie de vivre”.

 

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